Isola di EEA

30.00

Sante Simone, a cura di, Isola di Eea, Roma, Istituto Quasar, 2015

Frammentazione, dispersione, non luogo, amnesia sono alcune delle caratteristiche della cultura postmoderna che nel progetto di architettura possono condurre a risultati contraddittori: da una parte la partecipazione alla violenta e tragica decomposizione di un ordine tra uomo e natura che non è più tale, e dall’altra un profondo senso di nostalgia per qualcosa che era ma che ora non è più, il ricordo di una situazione nella quale il mondo era un kosmos, un sistema dalla forma compiuta.
La dissoluzione delle grandi narrazioni da parte del pensiero contemporaneo ha condotto la cultura del progetto a dissolvere, allo stesso tempo e in un sol baleno, quel blocco monolitico che era la storia.

Una definizione univoca della cultura e del paesaggio mediterraneo risulta ancora incerta o forse mai possibile, ma scavando nel profondo della materia mediterranea, dei suoi colori e delle sue nature è possibile ritrovare un substrato comune attraversato da conflitti che si misurano costantemente con la materia densa e sanguigna del mito. Il mito è per suo statuto il luogo del conflitto e la sua manifestazione più evidente può essere considerata il sincretismo. La gloria dei greci non può essere letta senza la non meno tenebrosa “vittoria delle oscurità della Colchide con i suoi draghi” (Magris Microcosmi) o il colonialismo romano senza la pietas. Dualità dialettiche e conflitti, ordine e caos, permanenza e impermanenza, apollineo e dionisiaco sono elementi che possono definire la cultura mediterranea

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